Sono nato nel 1960 e sono figlio del cosiddetto boom economico italiano; e come lui sto andando per i sessanta. I pomeriggi assolati di Azzurro (Conte, Celentano etc.) hanno scandito la mia adolescenza: niente c'era allora di tutto quello che oggi ha l'etichetta «Social» o «Digital». Si leggeva un po' di fantascienza (Urania) ma mai avremmo immaginato quello che oggi è realtà.


E non parlo solo di Internet o del Web ma di tutto quello che sembra futuro ma che è già l’oggi: realtà aumentata, realtà virtuale, mixed reality, piattaforme, social media etc.

Essere nato nel 1960 mi dà qualche svantaggio, ma anche diversi vantaggi.
Rispetto ai Millenials e alla generazione Z, sento il digitale in modo meno epidermico e qualcosa sicuramente mi sfugge dal punto di vista esistenziale; vale a dire a livello «immersivo». Ma nello stesso tempo conservo memoria e una maggiore consapevolezza di quello che costituisce la «prospettiva analogica»: che è poi l'essenza della natura umana per come l’evoluzione l’ha definita fino a oggi. Dimenticarsene significa perdere per strada gli elementi più profondi (istinti, emozioni, bias) che, statene certi, sono ancora quelli che ci contraddistinguono.

C'è un altro aspetto che ritengo piuttosto importante. Nel dialogo con le imprese, in cui molto spesso l'imprenditore non è né un millennial né appartiene alla generazione Z,  avere un linguaggio e una memoria comune possono agevolare la comprensione e l'intesa reciproca.

Ovviamente, per quanto mi riguarda, mi è necessaria una forte apertura a tutti quelli che sono i temi di un futuro digitale già così permeante la nostra cultura di oggi.


Nota
Baby boomers: nati tra il 1946 al 1964
Generazione X: nati tra gli anni '60 e '80
Generazione Y: nati tra gli anni '80 e il 2000 (Millenials)
Generazione Z: nati dopo il 2000


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